“A una fermata di tram” con Irene Motta

Pronti, via! In questo episodio scopriamo l’ingegneria dei trasporti con Irene Motta, ma ricordate che se il tram è in ritardo non è colpa sua.

Hai poco tempo a disposizione?

Leggi qui sotto un estratto con i punti fondamentali dell'intervista ad Irene!

Ciao e benvenuti ad un nuovo episodio di “Stem by me”. Con noi Irene, che sulla targhetta ha scritto “Ingegnere meccanico della mobilità”… ma, Ire, nella pratica cosa vuol dire?

Eh, nella pratica come ingegnere della mobilità mi sto occupando dei retroscena, dei dietro-le-quinte di quello che succede per offrire un servizio di trasporto pubblico in una città come Milano. Vuol dire che c’è qualcuno che fa analisi dei dati da vetture, depositi, autisti, etc. per capire quali sono i problemi e cercare come risolverli perché i trasporti funzionino.

Quindi scusa, ma se il tram non arriva chiamo te?

Ahah, non esattamente! Sappi però che io posso vedere perché il tuo tram non è arrivato, quindi cerco di capire chi contattare per fare in modo che questa cosa non succeda più.

Sei tipo l’angelo custode di tutti quelli che utilizzano i mezzi pubblici a Milano 🙂  Ma che cosa hai studiato per arrivare lì? Cioè, ci sei arrivata perché volevi risolvere i traumi da ritardo vissuti usando i trasporti pubblici?

Eheeh, no.. mi sono avvicinata ai trasporti perché ho sempre avuto il pallino della sostenibilità ambientale, delle energie rinnovabili, e la passione per scoprire come funzionassero le cose – le macchine, gli impianti. Mi interessava capire come ottimizzare i processi produttivi, in pratica.

E quindi?

..e quindi ho studiato ingegneria meccanica al Politecnico di Milano come triennale e in magistrale Mobility Engineering. E in Atm, dove ho fatto lo stage, mi è stato poi proposto di fare una tesi riguardo agli autobus elettrici che stavano iniziando a circolare per Milano. Erano una cosa molto nuova e mi è piaciuta molto perché perché ho la possibilità di contribuire a ridurre l’impatto ambientale di quello che il servizio di trasporto pubblico.

E quali competenze serve avere per affrontare il tuo ruolo ogni giorno?

Direi costanza e determinazione. Anche negli studi – a volte è necessario saper rinunciare a qualcosa in nome dell’obiettivo che ci si è posti. Ma bisogna crederci per non arrendersi davanti a esami difficili o alla fatica in generale. Serve anche curiosità, avere uno spirito sempre pronto a chiedersi il perché delle cose. E poi in questo lavoro bisogna saper osservare e imparare da chi ha più esperienza.

Qual è la soddisfazione più grande che hai dal tuo lavoro?

Sapere di star facendo una parte, per quanto piccola, per migliorare la giornata e la vita di tantissima gente, garantendo per un servizio di trasporto efficiente.

E dopo questa bella riflessione, hai un consiglio da dare?

Voglio proprio dire di non avere paura, che non bisogna dimostrare niente a nessuno e tutto si può costruire, tenendo gli occhi aperti e ricordandosi sempre da quale passione siamo partiti e dove vogliamo arrivare.

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