“Dare i numeri” con Valentina Jerusalmi

Il Data Analyst è sicuramente uno dei top job del momento. Curiosi di saperne di più? Valentina Jerusalmi ci parla della sua carriera, in cui mixa dati, coding, intuizione e strategia.

Hai poco tempo a disposizione?

Leggi qui sotto un estratto con i punti fondamentali dell'intervista a Valentina!

Ciao a tutti! In questo episodio di “Stem by me” avremo come ospite Valentina, che è una data analyst – raccontaci qualcosa in più di cosa vuol dire lavorare in quella che è la posizione professionale del momento!

Ciao a tutti” Sì, il mio è un po’ il “job cool” del 2021… Quello che faccio io nello specifico è analizzare dati che provengono da app e cercare di trovare il valore all’interno, per poi comunicarlo ai product manager e ai team di business development. In pratica cerco di capire come gli utenti interagiscono con l’app e i cambiamenti di funzioni che vengono integrate, in modo da capire quali format siano i migliori.

Ma facci capire, come sei arrivata a questo lavoro? È sì uno dei top-job del 2021, ma fino a qualche anno fa neanche esisteva.. tu cosa hai studiato, com’è stato il tuo percorso da quello che era un interesse personale a questa posizione?

Io ho studiato al liceo scientifico perché ho sempre avuto una passione per la matematica, poi mi sono iscritta a ingegneria matematica al Politecnico di Milano, una triennale che mi ha fatto scoprire l’informatica principalmente – una passione che non sapevo di avere – anzi, temevo proprio mi avrebbe fatto schifo, invece poi si è rivelata una delle mie materie prefe anche grazie al mio professore ♡
…mi sono anche resa conto che, però, non stavo riuscendo ad esprimere me stessa al massimo, nel senso che c’erano anche tanti altri aspetti che mi interessavano più legati all’imprenditoria, al business, alla tecnologia. Quindi dopo la laurea mi sono presa un anno per pensarci e guardarmi intorno, e 
poi ho fatto un master a Parigi in “data science and business analytics”, un percorso misto tra un tecnico e un business.

C’è un mito da sfatare o qualche funzione di cui tu ti sei resa conto solo lavorando?

Tutti pensano che il data analyst sia un’anima in pena che passa le sue giornate al pc a  lanciare in modo ripetitivo sempre gli stessi codici. In verità, dietro a questo lavoro, c’è tanta capacità analitica, c’è tanta riflessione sul valore dei dati, su quali sono importanti, quali modifiche puoi portare e a quali sono i diversi scenari che puoi ottenere.

Quindi possiamo definirti una “psicologa dei dati”?! 😉
E quali sono le 3 competenze che credi siano necessarie per questo ruolo?

Intanto, come dicevo, una buona conoscenza del coding – devi saper scrivere un codice pulito, ordinato e che sia anche utilizzabile da altre persone… direi soprattutto in Python e SQL. Poi, seconda capacità, proprio il riuscire ad analizzare un problema e a suddividerlo in task più piccole – qual è l’origine, quali strumenti e dati ti servono per risolverlo… essere portati, insomma al problem solving, che è l’obiettivo finale di questo lavoro. E, come terza, avere anche un buon spirito estetico, di “design estetico” nel senso che bisogna essere in grado di rappresentare e trasmettere in senso grafico i risultati delle tue analisi in un modo comprensibile a chi poi la utilizzerà – cioè i product manager, quelli di business, i CEO, CFO, etc.

Insomma, sei anche traduttrice del linguaggio dei dati alle persone. Ma, perché questa funzione non faccia paura, quali consigli ti senti di dare a chi volesse intraprendere questo percorso?

Non serve fare un percorso necessariamente tecnico per arrivare a questo ruolo – ho colleghi che prima hanno fatto filosofia, economia, finanza – dipende un po’ dalle tue inclinazioni e da quello che vuoi portare nel tuo lavoro, dal “taglio” che ci vuoi dare… l’importante è saperne un po’ di codice e l’approccio di problem solving.
E poi pensare sempre che ci si può reinventare – se cominciate qualcosa che non vi piace, stop e cambiate, non succede niente!

…e il tuo mantra?

Per questo ammetto di copiare Matthew McConaughey che, quando qualche anno fa ha vinto l’Oscar, ha detto “Io non sarò mai il mio eroe, ma cercherò sempre di diventarlo”. Da allora ho cercato sempre di vivere e comportarmi come avrebbe fatto il mio role-model 5 anni fa, in modo da seminare bene per chi sarei voluta diventare un domani 🙂

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