Filomena Nitti

La scienziata specializzata in “mansioni da donna”

Ciao e benvenut* ad un nuovo episodio del nostro podcast sulle grandi donne della scienza.

Oggi vorrei mettere sotto la lente del nostro microscopio virtuale un’Eccellenza-con-la-E-maiuscola (e in grassetto) del panorama scientifico del secolo scorso, ma che è praticamente sconosciuta a tutti – FILOMENA NITTI, nata a Napoli nel 1909 e morta a Roma nel 1994.

Per fare questo salto nel passato, ho pensato di proporvi le 3 scoperte o i 3 contributi scientifici principali legati a questo personaggio, sperando così che non ve la dimenticherete più.

Di antistaminici, soldati al fronte e genetica

Comincerei dicendo subito che, se qualcun* di voi ha allergie e prende antistaminici, potrebbe pensare di costruire un piccolo altare di ringraziamento a Filomena o, che ne so, di tatuarsi il suo nome in fronte. Pensate (che) stia esagerando? Non direi, se consideriamo che, infatti, a lei e al magico trio di chimici di cui era parte, insieme al fratello Federico e al marito, Daniel Bovet, si deve il primo farmaco antistaminico, basato sulla pi-ri-la-mi-na. Parentesi per i non addetti al settore, o per chi non soffre di allergie: la pirilamina è un principio che blocca lo sviluppo di reazioni allergiche all’istamina – chiusa parentesi.

Per calcolare la porta incredibile di questi studi, immaginate che da queste ricerche sulla replicazione virale e batterica, i “tre moschettieri della chimica” arrivarono a sviluppare non solo dei preparati anti-tetano, con cui aiutarono centinaia di migliaia di soldati al fronte, ma gettarono anche le basi di ricerche che porteranno alle prime cure di chemioterapia. Inoltre, concentrandosi sui meccanismi genetici legati all’apprendimento e alla memoria nei topi, scoprirono il ruolo esercitato dai fattori genetici nel condizionare diversi aspetti della memoria e dell’apprendimento.

In questo senso, le loro scoperte hanno avuto un gran ruolo anche in ambito psicologico, andando ad aggiungere teorie “biologiche” a quello che, fino ad allora, era un approccio solo basato sull’analisi del comportamento e del contesto di vita del malato.

La bibbia della farmaco-che?!

Come vi accennavo, Filomena lavorava a stretto contatto con il fratello e il marito – erano davvero un trio inseparabile.. una volta tornati in Italia, e dopo la prematura morte del fratello Federico, la coppia collaborò con l’Istituto Superiore di Sanità ed in questo periodo -diciamo, sul finire degli anni ’40- che terminarono e pubblicarono un libro dal titolo “Struttura e attività farmacodinamica dei medicinali del sistema nervoso vegetativo”.

Ora, so che ho perso molti di voi all’ascolto a far-ma-co-di-na-mi-ca – eh, ci ho messo anch’io 10 minuti per riuscire a pronunciare correttamente questo parolone, anche solo mentalmente… ma, se qualcuno là fuori è rimasto a leggermi, consideri che questo librone è definito la Bibbia assoluta della farmacologia moderna.

Quindi, in parole povere, il manuale supremo di informazioni su principi e meccanismi d’azione dei vari farmaci, tecniche e pratiche di farmacia. Incredibile, eh?! 

Filomena scusa, ma perché non ti conosco?

E infatti ce lo stiamo chiedendo tutt* – Perché, nonostante questi contributi incredibili alla scienza, non è così famosa? 

Ecco, possiamo dire che è il suo nome sia stato oscurato dal suo stesso cognome – e da quello del marito. Da un lato, infatti, bisogna ricordare che era figlia di Francesco Saverio (Nitti), che nel 1919-1920 fu anche Presidente del Consiglio – e che proprio la popolarità della famiglia li portò a dover emigrare, essendo antifascisti, per vivere prima a Zurigo e poi stabilmente a Parigi.

E fu qui che sviluppò molti dei suoi studi, con il marito, come abbiamo già detto. Il terzo aneddoto sta proprio qui – ricordate le ricerche con i topi e la pirilamina.. ecco, queste ricerche sul sistema nervoso centrale meritarono in effetti il Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1957 – ma, sbadatamente, il premio fu dato solo al marito, e a lei solo una menzione speciale per quelle “mansioni da donna” legate alla precisione e alla grandiosa abilità manuale che mostrava.

Dopo questo smacco, Filomena decise di concentrarsi sull’educazione e sulla formazione delle future generazioni di ricercatori di farmacologia, entrando nel Consiglio Nazionale delle Ricerche.

E, con questo colpo di scena finale, vi lascio così, ancora magari un po’ increduli rispetto a quello che avete letto, ma un po’ più consapevoli di quella che è stata di sicuro la “mamma scientifica” di una serie di scienziati e scienziate… e, spero, con tanta curiosità rispetto alle tante super donne della scienza.

E, per questo, vi aspetto al prossimo episodio!

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