Maria Bianca Cita Sironi

Conosceva i fondali e i fossili marini come tu il testo della tua canzone preferita.

Oggi la vostra canta-storie-scientifiche preferita vi porterà a conoscere un personaggio davvero affascinante e inspiring – che vi farà venire gli occhi a cuore verso una disciplina sconosciuta ai più: la geologia marina. Vi propongo un tuffo nel passato per raggiungere fondali marini, habitat adorato da Maria Bianca Cita Sironi, una pioniera dello studio delle pietre, tanto terrestri quanto subacquee.

Intanto rispondiamo ad una domanda: Ma cosa vuol dire essere “geologa marina”? Per spiegarlo, immaginate qualcuno in grado di dare un nome ai fossili come noi, da piccol*, riconoscevamo i pupazzi con cui giocavamo. Ecco, a lei bastava un colpo d’occhio, senza troppi strumenti o libri per cercare informazioni, ed era in grado di identificare specie, origine, età dei reperti.


C’è chi gioca con le biglie e chi riconosce fossili

Maria Bianca Cita, classe 1924, ha avuto un percorso lineare nello studio, ma anche qualche bel colpo di scena. Aveva sempre voluto studiare geologia e, pensate, si laurea a soli 22 anni. Prende cattedra di docente universitaria nella sua Milano e fa da assistente a #nientepopodimenoche forse uno dei geologi più famosi del suo tempo (rullo di tamburi) Ardito Desio, il geologo che conquistò la cima del K2 – così, per dire.

Forse proprio perché per lei era così facile e intuitivo trovare informazioni e dati, e riuscire a “leggere” i messaggi scritti sui fossili stessi, MaryWhite arriva quasi a snobbare la crosta di “terra ferma”, trovandola quasi “ovvia”, e si specializza in paleontologia marina. Lei stessa arrivò a dire che l’incontro con la geologia marina cambierà la priorità della sua vita.


Se non lei, chi?

Maria Bianca è stata la prima ed unica non-americana a salpare con la più grande nave da perforazione esistente negli anni ’70, la Glomar Challenger, un gigante del mare lungo 120 m per ricerche in pieno oceano, trivellazioni scientifiche e studi di oceanografia – boh, per capirci è una bestia come 25 Hummer di lunghezza. Si chiederà sempre perché fosse stata scelta proprio lei. E l’unica, “semplice” risposta che si sia sempre data è che non vi fosse al mondo nessun altro così veloce e intuitivo nel capire i fossili. “Ok boomer!”, direi.


Scoperte incredibili e dove trovarle

Maria Bianca era completamente a suo agio su quei giganti del mare per le ispezioni, ci si divertiva proprio… ma la svolta geniale arriva quando può concentrarsi sul Mediterraneo. Siamo all’inizio degli anni ’70, quando prende parte a esplorazioni di questi fondali più “casalinghi” per lei che è italiana. Spinta com’era da quel mix potentissimo di passione e intuizione, si rende presto conto di alcune particolarità – che, spoiler, andranno a ribaltare davvero le teorie dell’epoca.

Dalle perforazioni della Glomar Challenger scoprono che il fondale è coperto da delle “croste” di alcune centinaia di metri di sale, gesso e altri materiali piuttosto “unexpected”, anomali, in uno spazio così piccolo. Ora, long story short, da queste osservazioni si ipotizza che queste dovevano essere state delle vere e proprie saline, che non potevano essersi formate se non in seguito all’evaporazione dell’acqua marina. In altre parole, grazie a Maria Bianca si è concluso che anche il Mediterraneo doveva essersi asciugato, in passato – diciamo tra i 7 e i 5 milioni fa, e si è quindi suggerito un ciclo di evoluzione delle ere geologiche diverso. Ora convalidato.

Anche solo a dire o pensare questo, io mi sento potentissima, non so voi…

Sono molto contenta di avervi potuto parlare oggi di questa GRANDE donna di scienza, la prima donna a capo della Società Geologica Italiana. Spero di avervi fatto capire il potere immenso della passione, della costanza, di quella che i boomer o i vostri prof definirebbero la “dedizione” ai propri interessi.

Ewa dice di seguire e inseguire i vostri sogni: vi potranno far scoprire mondi inesplorati.

Appuntamento al prossimo episodio. Cuori.

 

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