“Non solo materia grigia” con Giulia Trabacchin

A quanto pare studiare fisica ha aperto mondi paralleli a Giulia, che qui ci racconta delle sue sfide al calcestruzzo in nome della sostenibilità

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Leggi qui sotto un estratto con i punti fondamentali
dell'intervista a Giulia!

Ciao a tutti e benvenuti ad un nuovo episodio di “Stem by me”, oggi con noi abbiamo Giulia – che ha studiato Ingegneria Civile strutturale – ed è per questo un’ingegnerA, un IngegnerE? Come vuoi che ti chiamiamo?

Eheeh, non mi sono posta il problema negli ultimi 5 anni perché mi trovo a Londra al momento – quindi ti direi “Engineer”. Qui ho appena finito il dottorato di ricerca in materiali sostenibili e ingegneria strutturale. 

Beh vabbè già sai che io la curiosa siamo pappa e ciccia – mi devi spiegare un po’ meglio cosa vuol dire il titolo del tuo dottorato..

Ok, diciamo che cerco delle soluzioni alternative ai materiali più comuni per la costruzione delle strutture e degli edifici intorno a noi, cioè cemento armato o calcestruzzo armato, E, per fare ciò, facciamo misurazioni e esperimenti di sostituzione con dei materiali di scarto di produzione industriali, che vengono così riciclati e non scartati direttamente. 

E io immagino che, fin da quando eri piccola, tu non avevi altro sogno che diventare ingegnere civile strutturale – cioè, uno si sveglia al mattino e dice “Io da grande voglio fare questo!” – ti prego, dimmi che non è così sennò mi smonti tutti i miti del caso 😉

No, non è assolutamente così! Io da piccola volevo fare l’avvocato perché ho sempre avuto una buona parlantina e mi sono sempre presa a cuore i problemi. Quindi frequento il liceo classico e qui, in quarta, scopro fisica. E mi innamoro follemente – perché la fisica spiega come funzionano le cose! E a me, che sono una persona estremamente curiosa, era sembrato di avere il manuale d’istruzioni del mondo. E quindi niente, mi sono iscritta ad ingegneria 😉

…e hai poi continuato con un dottorato di ricerca per contribuire anche tu a scrivere questo “manuale del mondo”? E come mai proprio a Londra? 😉 

Esatto, la ricerca è scoprire, è proprio aggiungere conoscenza nuova al mondo scientifico, dimostrando di aver aggiunto un pezzettino, colmato il “research gap” con qualcosa che non era ancora stato scoperto o indagato.

E perché Londra? Per risponderti, devo fare un passo indietro. Già durante l’università mi ero resa conto che non mi bastavano i libri e, per quanto fossero entusiasmanti le materie che stavo studiando e i mondi paralleli che mi stavano aprendo, avevo bisogno di altro. E quindi ho fatto l’Erasmus prima in Spagna e poi in Francia… a questo punto, mi mancava un’esperienza in inglese – che è ora fondamentale. Fortuna ha voluto che, appena dopo la laurea, ho trovato un’opportunità con questo progetto di ricerca, mi sono candidata e ho ottenuto la borsa di studio.

Mi piace perché tu le materie difficili le prendi come dei superpoteri che ti aprono universi paralleli e i periodi ‘no’ li trasformi in opportunità di crescita. E, secondo me, anche questo è un bellissimo messaggio: ci stai raccontando che dalle situazioni più difficili hai cercato sempre di tirar fuori il meglio, sia da esse, ma anche da te stessa.

Sì, ci sono stati dei momenti ostici- gli esami, i trasferimenti, le difficoltà della quotidianità… però una delle mie citazioni preferite è “Whether you think you can or you can’t, you’re right”, cioè che tu credi di farcela o meno, avrai comunque ragione. Penso che il limite più grosso siamo noi stesse, siamo noi che dubitiamo delle nostre capacità o che abbiamo delle aspettative troppo alte, irrealistiche – o che pensiamo che gli altri ci siano più bravi di noi. Invece di vedere gli obiettivi come obblighi o forzature, dovremmo imparare a chiederci come facciamo ad arrivare. In più la ricerca ci insegna che, il fatto che qualcosa non sia ancora stato fatto, non significa che non sia possibile. Non so se avete visto “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare? Ognuno pensa che ci sia una strada che uno deve seguire – non è così. Qual è la strada da percorrere, sta a voi deciderlo, ce ne sono mille che potete prendere.

Un’altra citazione tra l’altro da questa serie che ho amato anch’io è quella sul filo d’erba – che leggerezza rendersi conto che siamo un filo d’erba in questo prato immenso – possiamo fare quello che vogliamo perché tanto il mondo non si rende conto di noi a meno che poi, magari, con le nostre scoperte non risolviamo situazioni particolari… che è un po’ il senso anche di quello che stai facendo tu contribuire a scoprire soluzioni innovative 🙂

Mi piacerebbe sapere quali sono le competenze se senti di avere sviluppato e che pensi siano necessarie. 

Direi…una passione per la materia, che ti dà motivazione. E poi intraprendenza, non aver paura di essere curiose, di cercare una via nuova e non non farsi bastare quasi quello che ci portano come pappa pronta.

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