“Piccoli cuori” con Magdalena Cuman

“Prevenire è meglio che curare” è l’inno di chi dedica la propria vita ai problemi cardiaci dei neonati! Ascolta i consigli Magdalena Cuman e lasciati ispirare da questa specializzazione super affascinante!

Hai poco tempo a disposizione?

Leggi qui sotto un estratto con i punti fondamentali dell'intervista a Magdalena!

Ciao a tutti e ciao Magdalena! Partiamo in quarta con i paroloni oggi… dimmi tutto su cosa voglia dire essere una cardiologa neonatale!

Ahah, in effetti sono termini impegnativi! Nella pratica la cardiologia è il trattamento e la cura delle malattie del cuore… e io mi sono specializzata nella fascia d’età pediatrica. Consideriamo le patologie che possono derivare da piccoli errori nella fase fetale e quindi che si manifestano già alla nascita.

Ma è super importante riconoscere per tempo queste patologie!

Sì, poi bisogna anche dire che in diversi casi non ci si accorge di averle fino a che non si fanno analisi approfondite, magari anche in età adulta per altri problemi… con molte patologie si può convivere benissimo. Però, con il mio lavoro, posso prevenire delle situazioni più gravi e questo dà molta soddisfazione.

Immagino sia super, pensare di migliorare la vita delle persone, sì! Ma che studi hai fatto per arrivare a questo ruolo?

Medicina è un percorso lungo – ci sono i 6 anni classici, di “medicina-base” e da lì poi dopo 1 anno per l’abilitazione (che nel nuovo ordinamento è stato anche tolto) e poi la specializzazione di 4 anni in cardiologia, appunto.

Un percorso tosto! Ma hai sempre saputo che volevi diventare cardiologa? Dove hai trovato tutta questa motivazione?

Ahaah! In realtà ho considerato medicina solo quando ho passato il test d’entrata, che avevo provato per mettermi alla prova. C’è anche da dire che mio padre è medico, ma questo non ha influito sulla scelta – ad un certo punto ho immaginato l’obiettivo, l’ho avuto chiaro, e ho deciso che ci sarei arrivata.

Ah, ma quindi non era il lavoro che sognavi di fare da piccola?

Macché! Pensa che ho fatto il linguistico alle superiori… e che ho anche dovuto recuperare le materie scientifiche con un anno di biologia all’università. Però ne è valsa assolutamente la pena.

E cosa diresti a chi vorrebbe affrontare questa carriera?

Consiglierei prima di tutto di ascoltarsi sempre e di affrontare tutto con flessibilità, focalizzandosi sul traguardo, ma senza fissarsi su programmi troppo precisi. Alla fine, la strada si definisce anche dagli eventi, dalle persone che incontriamo e dalle occasioni che si presentano.

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