Rita Levi Montalcini

Benvenute a tutte ad un nuovo episodio del nostro podcast sulle donne di ispirazione ed esempio nel panorama scientifico italiano e mondiale.

Ma partiamo subito con la donna Italiana a cui scommettiamo tutte voi avete pensato per prima come icona della scienza al femminile, il simbolo di ispirazione e motivazione per tante ricercatrici, quella a cui hanno anche dedicato il taglio delle 1000 lire – ah no, questo è un falso storico, un errore popolare… ma torniamo a noi…

Dicevamo: Rita Levi Montalcini. Ma partiamo subito con i 3 highlights della sua vita.

 

Papà avrebbe voluto una strada diversa

Prima cosa che forse non sapevi. Il papà di Rita era un ingegnere elettrico e matematico – e forse proprio da lui prende la passione per le materie scientifiche. Certo è che questo lato in comune non le renderà la vita più facile. Infatti, il padre l’aveva scritta ad un percorso più “da signorine”, presso Scuola Superiore Femminile Margherita di Savoia di Torino.

Però lei, che già aveva capito cosa le piaceva, si riuscì ad iscrivere alla facoltà di Medicina di Torino.

 

Gli esperimenti con il pollo

La nostra Rita, come suggerisce il primo fra i due cognomi, era ebrea. E questo fatto caratterizzerà la sua carriera e darà un esempio chiaro della sua determinazione. Infatti, a causa delle leggi razziali che vigevano quando lei era giovane, si ritrovò a dover continuamente scappare dalla sua amata Torino, prima in Belgio e poi a Firenze.

Ma, soprattutto, non potendo continuare le sue scoperte… alla scoperto (!), dovette allestire un laboratorio domestico, in cui portare avanti gli esperimenti sugli embrioni di pollo – ispirandosi ad un modello di un certo Viktor Hamburger. Che no, non è quello che ha inventato il pezzo di carne che mettiamo nei panini, ma vabbè…

 

Una valanga di record

Per introdurvi la terza curiosità, darò i numeri: 1-13-20-103. Tutte cifre che rendono idea di quanto sia stata una donna da record

1, come il Nobel per la medicina ricevuto nel 1986 per aver scoperto il gene di crescita nervosa;

13, come le cittadinanze onorarie di cui è stata insignita – e lasciatemelo dire, questo va quasi a ripagarla di tutti i viaggi e i nascondigli che ha dovuto affrontare quando era bambina… 20 sta per le lauree ad honorem che ha ricevuto, tra farmacia, economia e commercio, biotecnologie industriali e innumerevoli altri riconoscimenti internazionali

e 103, come gli anni che aveva, quando è venuta a mancare nel 2012.

Chiuderei con una sua massima, che a me piace molto perché ecco, me la riporta ad una dimensione più umana, quasi da nonna:

La mia intelligenza? Più che mediocre. I miei unici meriti sono stati impegno e ottimismo. […] La tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta e l’abitudine a sottovalutare gli ostacoli mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita.

Ecco, con questi aspetti spero di avervi messo curiosità per andare a scoprire la sua vita pazzesca e lunghissima – e di avervi dato un esempio di determinazione e passione, che le ha fatto superare davvero qualsiasi ostacolo 😉

Non perderti nulla

Subscribe to the newsletter for the latest news and insights.