“Terra chiama Marte” con Erica Luzzi

Dare un nome alle pietre di Marte stando comodi al proprio pc? Ecco di cosa (anche) si occupa Erica Luzzi, la geologa planetaria ospite di questo episodio. Una professione tutta da esplorare!

Hai poco tempo a disposizione?

Leggi qui sotto un estratto con i punti fondamentali
dell'intervista a Erica!

Ciao a tutti! Oggi con noi c’è un ospite che mi fa volare l’immaginazione anche solo a definirne il titolo. Erica, infatti, è una geologa planetaria. Ciao Erica – e dimmi di più su questo lavoro che ti fa stare fra le stelle!

Ahah dici bene! Infatti un geologo planetario studia le rocce dei pianeti – ma, chiaramente, non posso andare su Marte con il mio martello e la bussola per fare analisi sul campo… 

Eh, infatti! E quindi come fai?

Diciamo che combino diversi metodi. Intanto passo un sacco di tempo a pc, a guardare le immagini catturate dai satelliti che orbitano intorno al pianeta. E poi, ogni qualche mese, faccio delle spedizioni, delle “campagne di esplorazione” in analoghi terrestri.

Analoghi what?

In pratica sono dei luoghi sulla terra che sono stati poco contaminati dall’azione dell’uomo, hanno caratteristiche geologiche simili ad altri pianeti e quindi possiamo fare le nostre valutazioni e ricerche. Ma è pazzesco fare queste “campagne” perché il più delle volte stiamo in condizioni estreme – tipo in Antartide, in Sud America o in qualche deserto. Ti lascio immaginare che situazioni!

Spettacolare! Ma come sei arrivata a conoscere questo mestiere e ad appassionarti?

Ero indecisa se continuare a studiare lingue o stare a contatto con la natura e ho scelto geologia perché sono un elfo-ranger in realtà ahaah! Poi, a lezione, un prof che per me è stato davvero super importante, ci ha fatto vedere delle immagini delle rocce marziane e in quel preciso istante ho capito che questo era quello che avrei voluto studiare.
Ma, siccome a Roma -dove vivo- non c’era la specialistica in planetaria, ho fatto anche la magistrale in geologia-base e poi un dottorato all’estero per avere questa particolarità sul curriculum.

Ah, ma quindi non è una passione di famiglia…! E non hai mai avuto ripensamenti?

Macchè, anzi. I miei fanno altri lavori completamente e io sono una laureata di “prima generazione” nella mia famiglia – quindi ho faticato molto a costruirmi la mia carriera. Ma sapevo di aver scelto un lavoro che amavo e amo – e questa, oltre la determinazione, è la forza che mi ha sempre permesso di andare avanti e di superare momenti di stress, di tensione, di stanchezza.

E quali sono le altre competenze necessarie per affrontare geologia?

  1. la capacità di andare oltre i problemi e le difficoltà. Il metodo scientifico insegna che è sbagliando che si impara, e questo lo dobbiamo applicare nella vita di tutti i giorni;
  2. la flessibilità e l’apertura mentale di uscire dalla propria zona di comfort. So che può sembrare banale, ma è solo apprendendo nuove skill che possiamo adattarci ai problemi nuovi che sicuramente incontreremo;
  3. e poi l’inglese. Non mi stancherò mai di ripetere quanto è importante – sia per cultura personale, perché è la lingua comune nel mondo scientifico, ma anche proprio per confrontarsi con i colleghi da altre parti del mondo, per partecipare alle conferenze, rimanere informati sulle scoperte intorno a noi.

E c’è un mantra che ti accompagna nella tua vita?

Sì, è una citazione di un filosofo, Ralph Waldo Emerson, che dice “Let me never fall into the vulgar mistake of dreaming that I am persecuted, whenever I am contradicted”, ovvero, come senso, che io non creda mai di essere perseguitato ogni volta che vengo (semplicemente) contraddetto. Accettiamo i consigli, le revisioni, le opinioni altrui. Sia in campo scientifico, che in quello personale.

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