“Con la testa sott’acqua” con Martina Capriotti

“In fondo al maaar” canta la Sirenetta, ma com’è il mondo subacqueo in realtà? In questo episodio di Stem by me scopriremo la biologia marina con Martina Capriotti.

Hai poco tempo a disposizione?

Leggi qui sotto un estratto con i punti fondamentali dell'intervista a Martina!

Ciao e benvenuti ad un nuovo episodio di Stem by me. Oggi con noi Martina, una biologa marina. Ciao Marty!

Ciao Martina!

Con te faremo un tuffo negli abissi… anzi, vuoi raccontarci qualcosa in più sul tuo lavoro e farci venire a vedere con i tuoi occhi la tua specialità?

Certo, vi porto sott’acqua con me! Io sono una biologa marina e una ricercatrice. Essere biologo marino significa studiare il mare, i suoi abitanti, e la relazione che c’è fra loro e l’ambiente. E c’è anche un aspetto molto particolare – l’interazione fra le azioni dell’uomo e la salute del mare. Come sappiamo, l’uomo purtroppo quotidianamente inquina il mare e i biologi marini e ricercatori cercano anche di capire il livello di impatto che stiamo provocando all’ambiente marino. E, come ricercatrice, in questo momento mi trovo negli Stati Uniti, per un post-doc presso l’Università del Connecticut.

Progetto senza titolo (7)

E infatti la curiosità va proprio lì. Quali studi hai fatto, qual è stato il tuo percorso per arrivare ad essere una biologa marina e poi, adesso possiamo dirlo, un’esploratrice per National Geographic?

Non mi sono tuffata immediatamente nella scienza – io sono ragioniera, diplomata perito tecnico commerciale. E ho sempre avuto una passione molto forte per il mare, tra nuoto, corso di salvataggio e subacquea… e durante una di quelle prime immersioni subacquee sono rimasta letteralmente affascinata dalla bellezza della vita sottomarina. Ma ho anche visto la forte impronta dell’uomo sott’acqua. E questo mi ha spinto poi non solo a studiare biologia marina, ma proprio nello specifico l’inquinamento marino.

E infatti, dopo la laurea, ho intrapreso un dottorato di ricerca “Scienze della vita e della salute” presso l’Università di Camerino, che ha una sede distaccata a San Benedetto del Tronto, nelle Marche – proprio la città dove sono nata, dove sono cresciuta e dove ho avuto l’opportunità e l’onore di lavorare e soprattutto di studiare le cose che amo. 

In questo momento, invece, sono esploratrice per National Geographic per un progetto di analisi di microplastiche in mare. E ho la fortuna di fare molta attività educativa e divulgativa, l’opportunità di raccontare il mio lavoro, ciò che faccio e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento – in particolare l’inquinamento da plastica.

E, oltre alla tua passione sfrenata per i fondali marini, quali competenze sono necessarie per il tuo lavoro?

…già con la passione diciamo tanto, eh! Purtroppo, infatti, vista la poca considerazione di questa professione in Italia, è un’attività piuttosto instabile e poco remunerata. Se non si è mossi da un vero amore per il mare, è difficile sopportare condizioni meno favorevoli di altri lavori. E poi serve tantissima acquaticità perché c’è sempre un buon motivo per immergersi o fare campionamenti a bordo di imbarcazioni. E poi, chiaramente, la curiosità, la voglia di esplorare e di conoscere. E non intendo soltanto in termini fisici e logistici, ma proprio in termini mentali. Spesso si può esplorare anche all’interno di un laboratorio tra microscopi e provette. È proprio l’attitudine, mentalmente, di abbattere i confini e avere la curiosità di capire il funzionamento della vita.

C’è qualche mito da sfatare, a mettere il naso sott’acqua?

In realtà, più che sott’acqua, i miti da sfatare sono sulla terra ferma. Vorrei che la gente si rendesse conto che la maggior parte dell’inquinamento marino è dovuto proprio alle azioni dell’uomo, tanto di quello che vive sulla costa, che nell’entroterra. E che la nostra sopravvivenza e la nostra salute sul pianeta Terra sono strettamente correlate a un buono stato di salute del mare. Quindi quando facciamo del male al mare, automaticamente tutto ci ritorna.

Grazie, credo che questo sia stato un messaggio non solo utile, ma davvero importante da portarci a casa, dopo questa conversazione!

Penso sia importante fare divulgazione, e vi saluto proprio con il mio mantra: solo se conosciamo la natura, possiamo effettivamente amarla,  e solo se la amiamo, possiamo effettivamente proteggerla. Quindi ricordiamoci che è proprio il piccolo sforzo di ciascuno di noi a fare la differenza. Ognuno di noi dà il proprio contributo per salvaguardare il pianeta, ogni giorno. 

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